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Racconto: L'apnea e il pescatore biondo
Lisbõa, 20 fevreiro 2003


N-e-o-p-r-e-n-e bi-fo-de-ra-to.
Neoprene bifoderato.

Il Pescatore biondo prese la muta tra le braccia e si chiese se non ci fosse stato un modo meno goffo di sollevarne una. La gente piu’ esperta – pensava - sicuramente pratica questi gesti con maggiore naturalezza. La gente piu’ esperta neanche si chiede come si debba maneggiare una muta in n-e-o-p-r-e-n-e bifoderato.

Era la quinta volta che l’aveva lacerata e sempre nel tentativo di sfilarla.

Pazienza! Pazienza!
L’esperienza ha bisogno di pazienza!
E di modestia!

Prese dal cassetto il tubo sporco e raggrinzito di colla da contatto: avrebbe dovuto presto comprarne uno nuovo, ma quel che c’era, forse, gli sarebbe bastato.
Per questa volta.

“Pulire bene le superfici. Stendere un leggero strato su entrambe le parti interessate. Lasciare asciugare per alcuni minuti e poi unire le parti, praticando una forte pressione”.

Non si ricordava se questa procedura l’aveva letta sulla confezione della colla o se, invece, era stato il consiglio di un pescatore maturo.
Non era importante.
Era invece importante sapere come andava utilizzata una c-o-l-l-a-d-a-c-o-n-t-a-t-t-o su una muta di neoprene bifoderato.
Era importante vedere che il proprio bagaglio di esperienza aveva gia’ dentro quella nozione.

Era un po’ piu’ ricco!
Ma il bagaglio era ancora vuoto

(Modestia! Ci vuole Modestia)

L’odore di quella muta era inebriante. Odore di sale e di mare. Gli parve mancasse l’odore di pesce, quello delle mute dei pescatori esperti.

Pazienza! Pazienza!

Adorava fare manutenzione alla sua attrezzatura. Era bello come scendere in acqua.
Forse era piu’ bello.
Non c’erano illusioni disattese. C’era solo la sua fantasia che creava scene di racconti avuti.
C’erano grosse Spigole che, a pelo d’acqua, dove il mare si infrange sugli scogli, improvvisamente capitavano a traiettoria di fucile. Cosi’, premette il grilletto per contollarne la risposta, verifico’ che la thaitiana non avesse curve e che l’estremita’ fosse appuntita.
C’era l’incontro della vita, quando dall’intensita’ del fondo sbucava la grande sagoma di una Ricciola curiosa e predatrice. C’era l’aspetto, la pazienza, l’avvicinamento e..tack! Controllo’ che il mulinello scorresse e che la sagola fosse ben fissata all’asta.

Il giocatore d’azzardo deve provare qualcosa di simile tra l’atto della puntata e quello della verifica.
Il Pescatore biondo provava questo dal momento della risalita dall’ultima battuta di pesca a quello della successiva occasione: un tempo variabile tra i 15 e i 45 giorni.
Troppo tempo!

L’esperienza ha bisogno di maggiore continuita’.
Pazienza, Modestia e Continuita’.

Quella sera sarebbe andato a dormire dal Capo ed il giorno dopo, con lui, si sarebbe svegliato all’alba ed avrebbe avuto modo di temperare la sua emozione con la stanchezza dovuta alla levataccia.

Il Capo era splendido! Il Capo era esperto!
Lo era sicuramente. Lo si capiva non solo dai bottini carichi che tirava su dopo ogni battuta, ma anche e soprattutto dal modo pacato con cui trattava tutto quello che riguardava la pesca.
Non come lui.
Lui che aveva continui batticuori quando si parlava di Cernie, Orate e Dentici e la cui voce si faceva tremule ed agitata al solo chiedere a che ora avrebbe dovuto fissare la sveglia, per iniziare la sua giornata di caccia.

Il Capo non era neanche solito raccontare aneddoti o esperienze. Il Capo parlava d’altro: di donne, di cibo e di lavoro.
Quella notte pero’, il Pescatore biondo, lo supplico’ di farlo, convinto di poter trarre qualche spunto per l’indomani.

- “Guaglio’ a cosa cchiu’ checazza che me maie capitata fuie quanno un juorne stive male che e’ vviscere. Tiene presente quanno, comme t’aizi d’o cesso, subbeto c’hai turna’? Accusi’ stevo io. Chillu juorne stive proprie n’goppa a secca e Forio (addo’ jamme ddimmane) e stivo funno a “fare l’aspetto”. A un certo punto…nu dolore e’ panza, ca nun te conto! Decidette e sagli’, ma pe tramente, aggio visto nu Dotto….” -

La faccia del Pescatore biondo assunse subito un’ aria seria ed interrogativa.

- “Guaglio! Un Dotto: una Cernia di profondita’! Come la chiami?”-
Il ragazzo apri’ il bagaglio, ci mise dentro il Dotto (Dotto = Cernia di profondita’ dalla forma piu’ affusolata), e lo richiuse contento.

- “Insomma io dovevo decidere se salire e spaventare il dotto o se restare li’ e farmela nella muta.
Facette na loffa bagnata e accussi’ decidette per la seconda opzione. E…ne’ Guaglio’…tu non ci crederai…io piu’ cacavo e quello piu’ si avvicinava” -

Il Pescatore biondo rimase pietrificato: al Capo non importava nulla di raccontargli del pesce, non gli interessava illustrargli il comportamento, le abitudini e la tecnica necessaria per ferrarlo. Non c’era un tono entusiasta. C’era solo divertimento.
Si chiese se mai sarebbe stato in grado di diventare cosi’, se mai, nel raccontare una cosa del genere, sarebbe stato capace di dare maggiore enfasi al fatto grottesco che al bottino raccolto.
Questa e’ esperienza, penso’.

Il giorno dopo raggiunsero alle 6 e mezza del mattino il Monte di Procida e da li, con il gommone, diressero la prua su Procida e, quindi, su S.Angelo d’Ischia con l’obiettivo di girare il promontorio e proseguire per Forio.
L’aria frizzante del mattino e la luce tiepida resero quel viaggio estremamente piacevole. Pian piano il sole comincio’ a donare ai luoghi la loro giusta dimensione e, nonostante avesse fatto milioni di volte quel tragitto, quel giorno rimase ammirato dalla bellezza del faro di Capo Miseno e della baia della Caiolella di Procida. Il sale stava gia’ trasformando la sua pelle ed il vento diede un aria vissuta ai suoi capelli.

Il Pescatore biondo si sentiva bene! Era a suo agio!
Non c’erano preoccupazioni nel suo animo, solo voglia di scendere e di vedere gli enormi massi della secca di Forio.

Arrivarono brevemente.
Aspetto’ che il Capo si vestisse e scendesse in acqua (rispetto!) e poi lo fece lui.

Come spesso accade appena si scende in acqua, vide un Sarago di discreta taglia, come al solito timido ed oltremodo impaurito, e penso’ di seguirne i movimenti.
Lo vide sparire in un anfratto e allora comincio’ la sua iperventilazione.

Fece la capriola con una sola gamba, lasciando l’altra lungo la superfice dell’acqua, sputo’ dalla bocca il tubo, vi lascio’ entrare l’acqua e, quindi, si immerse.
Perfetto: pochissimo rumore, nessuna bolla superflua dal tubo e poco movimento in superficie!
Non se ne era accorto, ma aveva aperto nuovamente il suo bagaglio e vi aveva attinto “come fare la capriola”, letto su qualche numero di PescaSub.

Raggiunse l’anfratto col fucile protratto e, subito, una nuvola di Saraghi apparve di fronte a lui.

Il cuore gli batteva forte: aveva fatto la mossa giusta, non aveva spaventato il Sarago nell’acqua libera ed aveva aspettato che questi gli mostrasse dove erano nascosti gli altri.
Aveva tratto qualcosa che gia’ era dentro il suo bagaglio.

Sara’ questa l’esperienza?

Miro’ a quello tra i grandi che gli sembro’ piu’ raggiungibile: un Sarago Fasciato da 400 grammi abbondanti.
Click! E..
La thaitiana vibrava forte infondo alla sagola. La raccolse con cautela e constato’ la perfezione del colpo sopra la branchia.
Il suo cuore si riempi’ di soddisfazione. Nei suoi polmoni sentiva aria a sufficienza per non avere fretta, per cercare la figura del Capo in superfice e per dirigersi verso di lui.

Il Capo era dritto sulla sua testa e lo stava aspettando.
Aveva visto tutto e non avrebbe potuto fare a meno di lodare la perspicacia del ragazzo, l’osservazione, la tattica, e la precisione del tiro.
Il Pescatore biondo emerse con fragore, sollevo’ la maschera, mostro’ il trofeo e…

- “Stronzo! Stronzo! Stronzo! -
Hai ammazzato quello che gli altri Saraghi mandano in avanscoperta. Ora la dentro non ce ne sara’ piu’ nessuno”

Il Pescatore biondo soffoco’l’urlo di gioia che stava per emettere e si ricordo’ del suo bagalio vuoto.

Pazienza! Pazienza!
L’esperienza ha bisogno di pazienza!
E di modestia!

Si sistemo’ nuovamente la maschera e carico’ il fucile.

..e di Continuita’.
Pazienza, Modestia e Continuita’!

* Tratto dal libro "Il pescatore biondo" di Francesco Signorini, per sua gentile concessione.

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