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Dentici e maltempo - 27.08.06 -
La giornata è iniziata all’insegna del mal tempo.
Una forte sciroccata, accompagnata da grosse e gonfie nuvole nere, ed una pioggia battente che si è abbattuta sull’isola per gran parte della mattinata cogliendo impreparati i turisti.
Il mare è spazzato da onde sostenute e piene di forza, non se ne parla di uscire a pesca.
Con queste condizioni non esco, tutte le volte che ci ho provato non ho avuto esperienze positive in termini di catture. La mia esperienza su questi fondali mi ha insegnato che i pesci non gradiscono queste condizioni, il fondo smosso e l’acqua che si sporca forse costituiscono fattori di disturbo per i pesci di queste acque. So però che i venti da sud sono molto graditi e, qualora le condizioni migliorino un poco, c’è la possibilità di effettuare un tentativo, per ora però non se ne parla.
La mattinata trascorre stancamente in uno dei piccoli caffè dell’isola letteralmente preso d’assedio da una moltitudine di turisti che cercano riparo dalla pioggia. Ne approfitto per socializzare un minimo, la mia intensa attività subacquea dedicata alla pesca in apnea comporta uno stile di vita che mal si concilia con i ritmi vacanzieri che l’isola adotta in agosto. Tuttavia non mi dispiace scambiare chiacchiere con vecchi e nuovi frequentatori dell’isola. Le ore passano e, come è caratteristica di queste buriane estive, la pioggia si interrompe dopo qualche ora. Il cielo piano piano si apre, le nuvole si allontanano lasciando di nuovo il sole al centro del palcoscenico.
Scruto il mare, è ancora sostenuto, il vento non ha mollato ma so che è questione di ore.
L’atmosfera però cambia di colpo, il caldo improvviso spinge velocemente i turisti a riempire le spiagge. In compagnia di alcuni amici e di mia sorella mi ritrovo anch’io su una piccola spiaggia a stendere il mio asciugamano. Mi rendo conto che sono totalmente disabituato a vivere il mare in maniera “passiva”, cosi dopo pochi minuti sdraiato ad arrostirmi decido che ne ho abbastanza e mi preparo ad una seduta di yoga sulla spiaggia. Lo yoga mi fa stare bene, non c’è dubbio, ma non riesco a praticarlo con continuità. Oggi mi sembra il momento giusto per riprendere i miei esercizi e dedicare un momento all’ascolto del mio corpo. Così piano piano mi concentro sul respiro e mi sciolgo seguendo un percorso di molteplici posizioni. Il tempo passa, al termine della mia seduta mi rendo conto che il vento si è sciolto come i miei muscoli ed ha mollato lasciando solo una lieve onda stanca. Forse ci siamo, forse posso effettuare un tentativo per fare qualche tuffo mirato su punti precisi. Giusto il tempo di raccattare un paio di amici e mia sorella e mi ritrovo sul gommone con la prua diretta su un ciglio particolarmente promettente. Dopo pochi minuti di navigazione siamo sul posto, il mare ha mollato ulteriormente, ora l’onda è praticamente inesistente, tutto sembra prometter bene. Ho già indossato la muta, velocemente effettuo gli ultimi preparativi e scivolo in acqua. La corrente è presente ma non eccessiva e l’acqua è rimasta limpida. Mi lascio cullare da questa piccola onda intermittente e morbida mentre dalla superficie seguo una dorsale di roccia che si inabissa nel blu, pinneggio piano per contrastare la leggera corrente. Osservo con attenzione il fondo ed i limiti del mio campo visivo che sfuma nel blu. C’è molta mangianza sia a mezz’acqua che sul fondo e, cosa più interessante, c’è un folto e compatto branco di grosse occhiate che dalla superficie affonda verso il crinale. Sono emozionato e concentrato, ho buone sensazioni, espando il diaframma lentamente e mi preparo al tuffo.
Effettuo la capovolta leggermente sopra corrente, affondo piano, leggermente mi lascio scivolare verso la dorsale deciso a raggiungere una piccola nicchia di fianco un sasso che si proietta nel blu. Mi sistemo dolcemente nella nicchia, sono avvolto dalle castagnole. Non posso trattenere il mio sguardo che corre verso l’alto attratto dalla impressionante palla di occhiate, mi sovrastano coprendo la fascia d’acqua fin quasi alla superficie. I miei sensi sono all’erta, d’improvviso le castagnole scartano verso il blu, e in automatico mi ritrovo a ruotare il mio sguardo in direzione opposta, verso un piccolo pianoro che si estende sulla destra appena dietro di me.
Eccoli, un gruppetto di una quindicina di pesci di media taglia si avvicina a buona velocità, dentici.
Arrivano a favore di corrente, mi rendo conto che sarà difficile che continuino la loro corsa in queste condizioni di corrente. Cosi è, a circa 7 metri di distanza il branco si allarga e inizia a superarmi piano sulla destra. Resto immobile, sperando che la curiosità li spinga a compiere una piccola inversione con un avvicinamento diretto e stavolta contro corrente.
La maggior parte dei pesci sfila via senza pensarci, poi quando ormai mi restano pochi secondi di apnea, uno degli ultimi stringe un pò la traiettoria. Gli sparo da dietro al limite del tiro utile. L’asta penetra nella branchia fuoriuscendo tra gli occhi, all’istante la sua vita si spegne. Mi ritrovo in superficie con il pesce tra le mani, lo osservo attentamente mentre pinneggio verso il gommone , il giallo vivissimo sulla sua guancia ed un leggero fremito che ancora lo percorre. A bordo lo sfilo velocemente dall’asta e lo infilo nell’igloo, sfiorerà i 2 chili. Uno sguardo di intesa con il mio equipaggio e sono di nuovo in acqua, prendere un dentice al primo tuffo non è mai un evento normale, forse sono capitato proprio al momento giusto. Mi preparo al secondo tuffo, deciso a verificare velocemente le mie intuizioni. Effettuo la capovolta con dolcezza, assecondo la corrente fino a sprofondare verso il ciglio, stavolta mi posiziono verso nord est dentro un piccolo spacco che un massetto forma con il pianoro. Davanti a me c’è un salto di circa una decina di metri, è come se fossi su una piccola terrazza, mi rendo conto che non è una posizione ideale ma stavolta la corrente viene esattamente dalle mie spalle e mi lascia ben sperare. Non ho ancora finito di sistemarmi quando scorgo le sagome di alcuni pesci che mi puntano con decisione. Le decine di pesci di buone dimensioni che sopraggiungono nei secondi successivi mi fanno capire che realmente si tratta di in una situazione speciale. Resto immobile, di volta in volta metto a fuoco diversi esemplari di medie dimensioni, ma un istante prima di premere il grilletto vengo distratto dal sopraggiungere di un pesce nuovo di dimensioni maggiori. Resto ipnotizzato da un esemplare che stimo abbondantemente oltre i 7 kg che se ne sta immobile pochi centimetri appena fuori la gittata del mio fucile. Gli dedico tutta la mia attenzione e diversi secondi di apnea sperando che compia solo un piccolo movimento necessario a farlo arrivare a tiro. Poi come rinsavito desisto per rendermi conto che gli altri pesci si sono spostati e si prestano ora solo a tiri difficili ed insicuri. Sono di nuovo al termine della mia apnea e stavolta sembra proprio che abbia sprecato una grandissima occasione, quando dal blu sopraggiunge l’ennesimo pesce rosa puntando dritto l’asta del mio arbalete. Gli sparo subito, quando è ancora di muso e con decisione mi stacco dal fondo. Il pesce è centrato appena dietro le branchie, non posso far nient’altro che assecondare la sua furiosa reazione e guidarlo con la sagola verso uno spacco del fondo. In superficie controllo la situazione, il gommone si avvicina discretamente per verificare le mie indicazioni, chiedo un secondo fucile per assicurami il pesce. Effettuo la capovolta e con scioltezza raggiungo il fondo a circa 26 metri, il pesce è per metà fuori dello spacco, gli sparo in testa e lo recupero con decisone.
In superficie mi raggiunge il gommone, passo il pesce ed i fucili poi mi arrampico sul tubolare. Con tutto l’equipaggio ammiriamo in silenzio questo splendido animale, che alla bilancia segnerà 3,8 kg. 2 tuffi due dentici, non è decisamente una situazione normale. Prendo fiato mentre riavvolgo il mulinello, uno splendido calasole ci regala colori tenui e caldi e una dolce sensazione di libertà. Non restano molti minuti di luce ma cercherò di sfruttare ogni istante di questa giornata per procurarmi ancora una possibilità.
Entro in acqua a monte della corrente, deciso ad effettuare ancora un tuffo sul ciglio. Il secondo pesce con la sua fuga avrà sicuramente disturbato il branco, ma forse non irrimediabilmente.
Effettuo il terzo tuffo posizionandomi nuovamente nel medesimo spacco prospiciente il piccolo terrazzo. Dopo pochi secondi mi rendo conto che il branco deve essersi spostato, guardando nel blu non riesco a mettere a fuoco nessun esemplare così decido di riemergere in anticipo per spostarmi di qualche metro. Mi preparo al quarto tuffo mentre risalgo la corrente di qualche metro, poi taglio con decisione verso est dove il pianoro diventa più esteso. Ragiono sulle alternative, ipotizzo che il branco forse si è addirittura sparpagliato e forse qualche pesce è rientrato dal blu ed ora nuota sul pianoro. Sono solo supposizioni, forse è l’ultimo tuffo che mi è concesso quindi non mi resta che tentare. La capovolta è ancora una volta morbida, pinneggio con decisione per qualche metro, poi mi rilasso mentre mi inghiotte il blu e il fondo piano piano si avvicina. Scorgo un paio di grosse spaccature che tagliano verticalmente il pianoro da nord a sud, non ho molta scelta, per appostarmi dovrò sfruttare una di queste. Mi infilo piano all’interno della prima spaccatura, sono costretto a piegare le ginocchia in una posizione innaturale per nascondere completamente le pinne, non sto molto comodo ma dovrò cercare lo stesso di trovare il rilassamento per non compromettere l’apnea. Mi è impossibile nascondere il fucile poiché lo spacco è perpendicolare al ciglio ed alla direzione da cui prevedo potranno comparire i pesci, quindi dovrò tenerlo fuori e non mi sarà concessa possibilità di effettuare variazioni di mira significative. A prima vista il pianoro è desolatamente vuoto, ma la presenza delle castagnole ed il loro nervosismo mi danno buone sensazioni, forse i pesci si sono appena spostati allarmati dalla mia discesa. Attendo fiducioso, bastano pochi secondi e dal fondo del pianoro un pesce si avvicina lentamente ma con grande decisione. Avanza imperterrito lungo la linea di tiro, sono ancora fortunato, dovrò correggere la mira solo di pochi centimetri. Sprofondo ancor di più nella spaccatura per celarmi meglio alla sua vista, socchiudo gli occhi e mi rilasso, avanza ancora 1 metro, mi rendo conto che ormai non ha scampo. Il tiro è ancora una volta frontale, il sibilo dell’asta e la frustata del doppio elastico causano una semplice variazione dell’angolo di impatto della freccia, che dalla guancia insagola il pesce di tre quarti fuoriuscendo sul quarto posteriore. La reazione del pesce è furiosa, ma inutile. Mentre guadagno la superficie lo contrasto con decisione e lo stacco dal fondo. Il gommone si avvicina quando recupero le ultime bracciate di sagola, lo stringo tra le mani e con esso mi catapulto velocemente a bordo. L’equipaggio è su di giri, la felicità che traspare dal mio viso buca la maschera e qualsiasi illusione. E’ una giornata fantastica, un dentice di 4,2 kg si dibatte sul paiolo incendiato dagli ultimi raggi di sole. Quattro tuffi e tre pesci per 10 kg di peso, difficile aspettarsi un tale risultato solo poche ore fà.
I miei compagni mi fanno notare che ci restano solo pochi minuti di luce, velocemente rientriamo verso il porto. Sono pago ma mi rendo conto che ho voglia di fare ancora un tuffo, più per desiderio di stare immerso in acqua che per fare carniere. A circa un centinaia di metri dal porto realizzo che sono nei pressi di una piccola secca dove i dentici sono spesso presenti, chissà oggi come è la situazione. Detto fatto, sono di nuovo in acqua, il sole è già scomparso dietro l’isola ma resta ancora un po’ di chiarore. Effettuo il tuffo, la luce è molto debole. Mi poggio sul fondo senza troppo preoccuparmi della posizione, direttamente sulle posidonie. Il silenzio è totale, ho solo una decina di metri di visibilità, oltre il buio. Per un attimo nella penombra vedo sfilare ancora questi splendidi pesci, mentre si dileguano nel buio confine del mio orizzonte visivo. E‘ solo un istante, non ho nessuna chance di tiro, ma a me basta così.

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