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Mediterraneo e squali -15.05.06-
06/05
Seduto sulla poltrona di un volo per Istanbul, ripenso alla telefonata di Jimmy di qualche giorno prima: “Compare che ne diresti di andare con quelli di Medsharks (www.medsharks.org) in Turchia a marcare squali grigi?”
Erano anni che mi parlava di quel posto e di quella esperienza, così senza pensarci un secondo gli avevo subito risposto di si.

L’aereo accelera sulla pista proiettandomi in un viaggio temporale, destinazione un luogo imprecisato sulla costa turca, un luogo del passato e tuttavia reale.
All’aeroporto vengono a prendermi Simona ed Eleonora, notevolmente in ritardo poiché a detta loro “…quella sera giravano molti squali”.
Sono sempre più incuriosito, nonostante dettagliati resoconti e testimonianze dirette non riesco ad immaginarmi che in mediterraneo possa verificarsi una simile situazione.
La notte passa via con un po’ di agitazione, tra fantasie e ispirazioni rifletto su quanto mi attende per il giorno dopo. Poi l’alba mi sorprende e l’emozione lascia spazio alla consueta operosità pre-immersione.
Simona mi accompagna lungo la costa, in silenzio scivoliamo al riparo di una scogliera rocciosa che in pochi metri si spegne tra sabbia e posidonia. Percorriamo circa un centinaio di metri, ormai dovremmo esserci.
Attaccato alla parete supero ogni piccola sporgenza con circospezione, mi affaccio piano, il cuore batte forte, da un momento all’altro potrei trovarmeli di fronte.
E’ un attimo, a ridosso della parete un gruppetto di castagnole esplode in mille direzioni, al centro si materializzano due ombre sinuose.
Stranamente metto a fuoco prima le caudali, alte rispetto al profilo del corpo, poi via via definisco i contorni dei musi e delle pettorali. Resto immobile, inchiodato alla parete cerco di sparire nelle pieghe di roccia, nel silenzio più profondo avverto solo il respiro e i battiti accelerati del mio cuore.
Sono tranquilli, avanzano verso di me leggermente sfalsati, poi mi passano sotto sfiorandomi le pinne. Scivolano senza sforzo, come due aerei in caccia virano con impercettibile inclinazione delle pinne e invertono la traiettoria. Dietro ne arrivano altri. Tre, poi quattro, poi ancora fino a contarne sette. Mi girano tutti intorno. Sono pesci magnifici, vorrei quasi toccarli e, solo per un istante, fingere di essere come loro.


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